Lo sviluppo del disegno infantile

Lo sviluppo del disegno infantile: dalle prime tracce alla figura umana

Il bambino, fin dai primi mesi di vita, prende lentamente coscienza della propria esistenza e delle possibilità di incidere e modificare l’ambiente esterno.

Il lattante osserva la realtà che lo circonda e a pochi mesi si accorge che alcuni oggetti, lanciati o trascinati contro le superfici, producono delle tracce.

Le prime tracce visibili prodotte dal bambino sono fatte attraverso la bava, la quale crea dei segni sugli oggetti circostanti e dunque dei primi “disegni”.

Quella della traccia è una scoperta fondamentale: il lattante si rende già conto che un certo impegno a carico dell’apparato respiratorio origina una traccia sonora; allo stesso modo capisce che il coinvolgimento motorio può produrre una traccia grafica.

Sono modi, forse i più soddisfacenti a quell’età, d’incidere sulla realtà modificandola e d’imporre la propria presenza.

Intorno all’anno vengono lasciati i primi segni della matita sul foglio che sono il prodotto di colpi e movimenti bruschi che il bambino esercita coinvolgendo tutto il corpo. Dopo 6-8 mesi circa si passa ai tracciati caotici, dai quali prenderanno vita e si differenzieranno due attività grafiche: la scrittura e il disegno.

A due anni il bambino inizia a produrre scarabocchi caratterizzati da movimenti circolari e primi angoli. Non solleva la matita dal foglio e spesso ne supera i bordi.

 

 

A due anni e mezzo aumenta il controllo motorio e i suoi movimenti sono guidati dallo sguardo. Inizia a ripetere alcuni movimenti e a decidere in che zona del foglio disegnare.

Come aiutare i bambini perfezionisti

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L'esperienza clinica dimostra un aumento nei casi di bambini che, nonostante i numerosi successi, non sono soddisfatti della prestazione raggiunta. Questi bambini presentano ricorrenti emozioni negative come senso di colpa, frustrazione e senso di fallimento, che interferiscono in modo significativo nelle attività quotidiane.

Il perfezionismo può essere definito come l'insieme di credenze su ciò che la persona pensa che dovrebbe diventare. (Blatt, 1995). I perfezionisti esigono da se stessi o dagli altri una prestazione di qualità superiore rispetto alla norma.

Tuttavia, non dobbiamo confondere il perfezionismo con il desiderio di migliorare e di fare bene le cose.

 

ADHD: un aiuto per i genitori esiste

ADHD: un aiuto per i genitori esiste.

Essere genitori è un compito impegnativo per il quale non vi è una preparazione specifica. Si tratta di una responsabilità educativa e di cura dei figli che richiede diverse competenze e abilità.

Quando un bambino presenta delle difficoltà, il ruolo educativo dei genitori diventa ancora più complesso. In taluni casi, vi è la necessità di apprendere e sviluppare nuove competenze e modificare alcune modalità educative, per evitare di compromettere la relazione con il figlio e per superare la propria frustrazione e il senso di inadeguatezza conseguenti a strategie inefficaci di gestione delle problematiche del figlio.

Avere un bambino con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) comporta il mettere in campo, da parte dei genitori, numerose energie e risorse relazionali e comportamentali.

Adolescenza e adozione

dislessia milanoSpesso i genitori dei ragazzi adolescenti si sentono come sulle montagne russe. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta può costituire la fase tendenzialmente più critica dello sviluppo. Possono essere presenti dubbi, incertezze e fluttuazioni emotive improvvise. È per questo che un giorno il proprio figlio può apparire come il bambino che si conosceva bene, e in altri giorni, sarà difficile riconoscerlo o approvare le sue scelte.

Gli adolescenti sono impegnati in quel difficile processo che conduce alla formazione dell’identità e alla separazione dalle figure genitoriali. Nel processo di formazione dell’identità, sono presenti domande del tipo:

  • Chi sono io?

  • Chi sono i miei modelli?

  • Che cosa voglio essere quando sarò grande?

Porsi domande sulla propria identità è un processo mentale difficile e complesso, accompagnato a volte da un senso di turbamento e di vuoto. Per gli adottati questa esperienza risulta spesso più faticosa poiché molte domande rimangono senza risposta. Il vuoto riguardo alle proprie origini e la mancanza della possibilità di confronto sui possibili itinerari di sviluppo rende l’adolescenza una sfida ancora più difficile per i ragazzi adottati. Lo sviluppo della propria identità diviene un compito ancora più complesso perché nel definirsi devono considerare le somiglianze e le differenze con la famiglia adottiva tenendo conto, allo stesso tempo, delle proprie origini sulle quali spesso ci sono informazioni frammentate. In alcuni casi, ciò può comportare, una situazione di incertezza, con confusione dell’identità. I ragazzi adottati per poter progettare il loro futuro e guardare avanti devono poter conoscere il proprio passato.

Metacognizione e Didattica Metacognitiva

 

 

feuerstein milanoNegli ultimi tempi nell’ambito dell’apprendimento e della scuola è sempre più comune far riferimento alla Didattica Metacognitiva. Ma che cos’è esattamente? E a cosa serve?

Per comprendere meglio questo termine bisogna riferirsi al significato del termine “Metacognizione”, che significa letteralmente “oltre la cognizione”, cioè il pensiero.

La Metacognizione viene definita come “l’insieme delle attività psichiche che presiedono al funzionamento cognitivo” e rappresenta la capacità di una persona di riflettere sui propri processi cognitivi e di averne consapevolezza.

Nello specifico quando si parla di metacognizione è possibile individuare quattro diverse dimensioni tra loro interconnesse e che si influenzano reciprocamente: le conoscenze sul funzionamento cognitivo generale, l’autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo, l’uso generalizzato di strategie di autoregolazione cognitiva e le variabili psicologiche sottostanti.

Il primo aspetto, definito anche come atteggiamento metacognitivo (o conoscenza metacognitiva generale), rappresenta tutte le conoscenze e le informazioni che un soggetto può avere su come funziona la mente e i vari processi cognitivi. Esse possono includere anche i meccanismi che rendono possibile l’attività mentale, i limiti e i fenomeni tipici più frequenti. L’atteggiamento metacognitivo consiste quindi nella consapevolezza del soggetto di come agisce e funziona la mente e nello sviluppo di alcune idee sul funzionamento mentale.

A partire da questo si sviluppa la seconda dimensione, chiamata anche conoscenza metacognitiva specifica, che consiste nelle conoscenze circa il funzionamento della propria mente e dei propri processi cognitivi. Questo aspetto riguarda in particolare la capacità di introspezione, di autoanalisi e autoconsapevolezza di un soggetto riguardo a cosa e come sta pensando, apprendendo, ricordando, eccetera.